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Guida collaborativa alle risorse digitali d'Ateneo

Linee guida di utilizzo per la ricerca storica

a cura di Tiziana Lazzari e Luigi Siciliano

Il Sistema Bibliotecario di Ateneo (SBA <http://www.sba.unibo.it>) ha sottoscritto numerosi abbonamenti per l’accesso a diverse risorse digitali a pagamento presenti in rete.

Si tratta di risorse molteplici e varie che vanno dalle banche dati bibliografiche, ai periodici on-line (dove si possono leggere, stampare e scaricare in formato .pdf gli articoli dei numeri più recenti delle riviste), alle banche dati di testi(monografie, saggi, edizioni di fonti, più o meno recenti) disponibili a "testo pieno" (full text), ossia in modo tale da rendere possibili, oltre ovviamente alla lettura e alla stampa, anche ricerche analitiche per temi o per singole parole, oppure ancora sulle ricorrenze di specifici lemmi nelle fonti.

L’investimento dell’Ateneo è ingente, e lo stesso SBA ha lanciato e continua a promuovere iniziative per meglio far conoscere queste risorse, a tutt’oggi poco note e largamente sottoutilizzate. Il portale delle Biblioteche di Ateneo, oltre a mettere a disposizione materiali di apprendimento in rete, organizza corsi mirati rivolti non solo agli studenti ma, più in generale, a tutti i possibili utenti dei sistemi informativi a disposizione.

Anche fra coloro che lavorano nel Dipartimento di Paleografia e Medievistica si è fatta sempre più viva l’esigenza di conoscere meglio queste risorse che, correttamente valorizzate, possono diventare potenti strumenti di ricerca. Si tratta però di strumenti che, a un primo approccio, rischiano di scoraggiare anche i più volonterosi e ottimisti, soprattutto perché non sono quasi mai intuitivi nell’uso e sono assai dissimili fra loro. A seconda della tipologia di materiale che mettono a disposizione, del genere di progetto che ne sta alla base, del suo stato di avanzamento, e persino dell’ente che lo ha promosso e patrocinato, oltre che delle tradizioni nazionali di studi, ognuno di questi strumenti tende a interpretare in modo assai poco omogeneo il mutamento digitale.

Alcune delle grandi collezioni di fonti più usate dai medievisti sono ora disponibili in formato digitale: la Patrologia Greca-Latina, la Patrologia Latina, gli MGH, il Corpus Christianorum.

Sono collezioni di per sé eterogenee e le basi di dati che ne organizzano i contenuti talvolta ne sono la mera trasposizione digitale, talvolta invece ne riorganizzano profondamente i contenuti.

Non sempre è chiara la relazione fra l’edizione cartacea e quella digitale: talvolta l’edizione digitale non riprende in modo completo i contenuti di quella cartacea, e nessuna delle risorse però mette a disposizione un sommario dei contenuti che consenta in modo immediato il confronto con l’edizione a stampa.

I sistemi di ricerca all’interno di tali risorse di norma richiedono almeno una conoscenza elementare dei sistemi di interrogazione delle basi di dati relazionali. L’interfaccia con l’utente prevede numerose opzioni, talvolta fondamentali, talvolta invece addirittura fuorvianti.

L’utilizzo di ogni risorsa impone dunque che il ricercatore familiarizzi con una specifica interfaccia di navigazione, con modalità di interrogazione proprie, con risultati della ricerca che vengono presentati in forme estremamente eterogenee.

Le potenzialità di ricerca che tali strumenti offrono sono d’altra parte così notevoli da rendere comunque ben impiegato il tempo, e la fatica, necessari per apprenderne l’uso: la possibilità di cercare un singolo lemma o una particolare locuzione verbale in ampie collezioni di testi, di confrontarne il significato con i lessici (Du Cange, Forcellini, etc.), di estrarre in formato digitale i risultati e poterli rielaborare con un programma di videoscrittura e, cosa di non minore importanza, tutto ciò in qualunque luogo ci si trovi, indipendentemente dalla presenza – e dagli orari di apertura – di una biblioteca specializzata, fa di queste risorse, quando impiegate con metodo rigoroso, un ausilio prezioso al lavoro di ricerca.

Sulla base di queste premesse, nell'ambito del laboratorio Applicazioni informatiche per la ricerca storica, attivato presso il Dipartimento di Paleografia e Medievistica, e tenuto da Luigi Siciliano, si è pensato di proporre ai partecipanti, alla fine del corso, un’esercitazione collettiva sull’uso di queste risorse che non restasse fine a se stessa e all’apprendimento quindi dei soli partecipanti, ma che producesse una "Guida collaborativa" alle principali basi di dati, semplice nella forma ma, almeno nelle intenzioni, utile per aiutare chi volesse imparare a usarle.

Ai partecipanti è stato chiesto di scegliere una risorsa tra quelle disponibili, e di redigere una scheda descrittiva: non delle istruzioni eminentemente tecniche, ma una guida all’uso, schiettamente dal punto di vista dell’utilizzatore italiano.

Una prima consultazione si è svolta in comune, in una sessione guidata in laboratorio. I partecipanti hanno poi completato il lavoro autonomamente, uniformandosi tuttavia a specifiche linee guida.

Si è innanzitutto chiesto ai partecipanti al seminario di usare nelle loro schede un linguaggio semplice e di mantenere un approccio da storici che si confrontano con problemi di ricerca concreti. Per ottenere una relativa uniformità nell'esposizione dei contenuti è stato proposto di predisporre ogni scheda in base a sezioni comuni.

In ciascuna scheda, dunque, al nome esteso della risorsa segue il nome completo del curatore e l'indicazione schematica del percorso, ossia la successione di link che dalla pagina del CIB <http://www.cib.unibo.it> permette al navigatore di giungere a quella specifica risorsa. Completa la titolazione un'indicazione dei dati di testing, ossia la data in cui la ricognizione è stata effettuata e il browser (programma per la navigazione web, come Internet Explorer, Safari o Firefox) più appropriato per la fruizione.

Segue poi una descrizione generale della risorsa, seguita da una valutazione quanto più precisa possibile della sua consistenza, rapportata, quando i dati lo consentano, all'analoga pubblicazione cartacea.

Sono poi illustrate le modalità di interrogazione, privilegiando un approccio estremamente pragmatico, illustrando cioè passo per passo quanto il ricercatore deve fare per condurre le interrogazioni più comuni. Laddove possibile sono indicati i punti forti così come le carenze maggiormente significative.

I risultati di una prima revisione sono le schede attualmente disponibili per il download. Con il proseguimento delle attività del laboratorio auspichiamo di arricchire progressivamente l'offerta, rendendo disponibili agli studiosi strumenti agili e completi per valorizzare questi strumenti, le cui potenzialità sono davvero straordinarie.

In questa sede, si coglie l'occasione per un primissimo bilancio generale sulle modalità di offerta on line di questi strumenti.

Tra i lati positivi si segnala la possibilità di interrogare la banca dati con criteri di ricerca molto avanzati, e con l'uso di caratteri jolly (o wildcards, del tipo '*' o '?') per cercare solo particolari stringhe di testo. Tutte le risorse permettono la stampa del risultato delle ricerche, e in molti casi ne permettono il salvataggio su un qualche supporto.

A questi aspetti positivi si accompagnano tuttavia delle criticità piuttosto rilevanti. Alla Babele delle modalità di interrogazione abbiamo già fatto cenno, e a questo si accompagna a volte la farraginosità della documentazione di supporto, divisa fra gli estremi opposti della latitanza o della verbosità infarcita di tecnicismi.

Da un punto di vista tecnico, si segnala una disattenzione difficilmente giustificabile per il supporto di browser diversi da Microsoft Internet Explorer, senza il quale si verificano spesso malfunzionamenti nel corso della consultazione. In un numero ridotto di casi, è necessaria l'installazione di plug-in software aggiuntivi (piccoli programmi da installare a supporto di operazioni specifiche): pratica pessima che complica ulteriormente la consultazione, riduce la compatibilità fra piattaforme e impone ai normali utenti delle strutture il ricorso agli amministratori di sistema per completare l'installazione sulle macchine.

Ma, come anticipato, è ben più grave, proprio in quanto riguarda la qualità scientifica del lavoro, la diffusa reticenza a indicare con chiarezza la consistenza del materiale offerto alla consultazione rispetto alla versione cartacea, di cui normalmente la banca dati rappresenta una trasposizione digitale.

Un altro limite piuttosto grave è l'assenza, nella restituzione del testo edito, degli apparati critici normalmente presenti nell'edizione cartacea. Si tratta di un limite particolarmente rilevante nel caso di riferimenti a diplomi, e che impone dunque, dopo la sessione di lavoro on line, una successiva verifica sul cartaceo.

Come si vede, esistono ancora ostacoli che si frappongono all'uso trasparente di questi strumenti, ma le loro potenzialità sono straordinare e vale la pena cercare di superarli.

I lavori di questo primo seminario e la diffusione di questi strumenti intendono essere un piccolo contributo in questo percorso.

Un ringraziamento sentito va a tutti i partecipanti al seminario e in particolare al dott. Ferdinando Briamonte, che in qualità di bibliotecario responsabile è intervenuto ai lavori con competenza e passione.

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Scarica le guide di accesso a:

  • Library of Latin Texts
    Portable Document Format[113 KB]
    a cura di Giacomo Vignodelli.
  • Monumenta Germaniae Historica
    Portable Document Format[368 KB]
    a cura di Giovanni Isabella.
  • Lexicon e International Encyclopedia for the Middle Ages (IEMA)
    a cura di Igor Santos Salazar e Giovanni Isabella (in preparazione).